Il Manifesto

 

 

MANIFESTO PER IL BENE COMUNE

 
 
PREMESSA

Il fallimento del Sistema Siena, nella forma che abbiamo conosciuto, ha lasciato la città in una situazione drammatica senza precedenti.

Tuttavia esistono all’interno della città energie profonde in grado di raccogliere le forze disperse e di ridare un futuro alla nostra comunità.

Con questo spirito presentiamo un manifesto, che non pretende di essere esaustivo ma che intende portare un contributo di idee per la rinascita della speranza e per la individuazione di un cammino da percorrere, aperto al confronto e al contributo di tutti coloro che si pongono nell’ottica della rinascita e del bene comune.

 

SIENA CITTA’ COSMOPOLITA

Siena, al tempo del suo splendore e della sua potenza, è stata una delle città europee più importanti.
Città cosmopolita per vocazione, basava la sua potenza sulla finanza dei grandi banchieri, il commercio e la cultura promossa e diffusa soprattutto dall’Università.
Questo mix di energie positive permise di convogliare i più importanti artisti dell’epoca per farne la città di cultura da cui nacque la città d’arte che ci è stata tramandata.
La finitezza del territorio, le difficoltà di comunicazione e l’aggressività dei potenti vicini determinarono il crollo della Repubblica senese.
Rimasero la ricchezza economica gestita con oculatezza e lungimiranza, la vivacità culturale che ha costituito per secoli un potente attrattore di eccellenze e di studenti per l’Università degli Studi di Siena ed una fortissima coesione sociale, figlia di quelle società di mutuo soccorso dove generazioni di senesi mettevano la loro capacità di essere solidali a disposizione di un intero territorio.
La città d’arte divenne con il tempo meta di un turismo colto, luogo di scambi culturali e risorsa economica dell’intera comunità civica.
Oggi che non ci sono più confini e che sono scomparse le difficoltà di comunicazione è di nuovo possibile riprendere le antiche vocazioni, per far tornare Siena città cosmopolita forte nella finanza, nel commercio, nella cultura, nel turismo e nella ricerca.

 
 
LA REALTA’ ODIERNA

La realtà odierna è invece costituita dal fallimento del Sistema Siena, che ha esaurito tutte le proprie risorse inibendo alla città ogni prospettiva di sviluppo futuro e che recentemente ha dimostrato la debacle di tutta una classe partitica con la perdita della Provincia.
Oggi non è più possibile fare affidamento su quelle risorse che hanno garantito per secoli benessere, sviluppo e coesione sociale di una intera comunità.
Alla scomparsa di realtà economiche come lo Sclavo e la Sapori, di istituzioni storiche come i Sordomuti e l’Ospedale Psichiatrico, hanno fatto seguito la crisi del Monte dei Paschi, il declino della cultura di cui sono emblema la chiusura delle Papesse e l’annaspamento del Santa Maria della Scala, nonché l’involuzione dell’Università degli Studi.
Occorre svelare pubblicamente lo stato di crisi, senza drammatizzare ma senza nascondere la realtà, individuando le responsabilità e predisponendo un progetto di sviluppo che abbia tempi certi  e che sia in grado di riprendere l’antica vocazione cosmopolita, verificando obiettivi, risorse disponibili e costi.

 
LA CITTA’ DI DOMANI

Vogliamo una città ‘uguale’ a quella che abbiamo conosciuto e che amiamo, ma più scintillante, meno sbiadita, più viva e soprattutto meno ripiegata su se stessa.
Una città che vive nel mondo contemporaneo, con il quale, forte delle proprie radici, sa misurarsi senza complessi imponendo le proprie caratteristiche ed il sapore della propria storia.
Una città di nuovo orgogliosa  e solidale dove la rinnovata ricchezza viene oculatamente ripartita tra progetti di sviluppo, servizi da conferire alla città e un impegno di socialità idoneo a sostenere coloro che vogliono intraprendere e fornire garanzie ai più deboli.
Una città per la quale è indispensabile un cambiamento di mentalità.
La crisi dei settori e delle istituzioni trainanti che sino ad oggi hanno garantito un benessere diffuso impone un cambiamento del modo di pensare di quanti non riescono ad accettare uno scenario profondamente mutato e pensano di vivere in una realtà che non esiste più.
La collettività cittadina dovrà, quindi, fare affidamento su quelle energie profonde di cui dispone e su quella voglia di fare e di creare che un tempo la hanno fatta grande.

 

SIENA CITTA’ DELLA FINANZA

Si tratta di mantenere quello che è possibile del “vecchio” e, soprattutto di creare “il nuovo”, partendo dal presupposto che in entrambi i casi il riferimento ineludibile è la “buona finanza” (quella aperta al sostegno delle famiglie e delle imprese e che fa crescere l’economia reale) e non la “cattiva finanza” (quella ripiegata su sé stessa , affaristica e che soffoca l’economia reale).
Mantenere il “vecchio” nel concreto vuol dire puntare a fare tre cose:1- conquistare, attraverso una Fondazione MPS chiamata a nuova vita tramite organi di governo competenti e illuminati, un posto stabile e durevole nel nocciolo duro degli azionisti che governeranno la Banca MPS; 2- sbarrare la strada a qualsiasi tentativo di allontanare dalla città il centro decisionale della Banca MPS e la sua Direzione Generale; 3- impegnarsi in ogni sede per preservare la presenza sostanziale della Banca MPS nel tessuto cittadino in modo da salvaguardarne la specificità di istituzione attenta ai territori, ma in particolare, al territorio di originario e storico insediamento.
Creare il “nuovo” significa puntare sulla Banca MPS e sulla Fondazione MPS per farne due istituzioni che, al di là dei legami di natura formale, operino in maniera coordinata e sinergica per riavviare il motore dello sviluppo locale, ingrippato dall’attuale situazione generale e specifica di crisi e di carenza di risorse e da una passata situazione di mancanza di visione strategica nella distribuzione a valle (da parte della Fondazione) delle ingenti risorse che per tanti anni (esclusi quelli più recenti) sono state create e messe a disposizione a monte (da parte della Banca) in maniera virtuosa (cioè preservando gli equilibri finanziari e patrimoniali della stessa Banca).
Nel concreto questo vuol dire “chiamare“la Banca e la Fondazione a sostenere finanziariamente, attraverso le proprie risorse e le risorse che entrambi dovranno essere capaci di fare affluire dall’esterno (cioè da altre banche del territorio e non, da altre fondazioni bancarie e non, da soggetti privati e pubblici) i “progetti strategici” di sviluppo economico e sociale del territorio che saranno definiti nelle sedi appropriate con la regia del Comune, sedi nelle quali la stessa Banca e la stessa Fondazione dovranno essere presenti per portare il loro contributo di idee originali e fattive

 

SIENA CITTA’ DI CULTURA

La nostra città è da sempre uno straordinario ‘territorio culturale’ che necessita di nuove azioni in grado di conferirle una centralità all’interno dei grandi circuiti culturali europei.
Oltre al miglioramento ed alla cura di eccellenze come il Santa Maria della Scala, la Pinacoteca, l’Accademia Chigiana e la Fondazione Siena Jazz è indispensabile un progressivo avvicinamento ad una concezione della cultura come campo dinamico in continua trasformazione che sappia valorizzare l’arte del presente in modo tale che la stessa possa rappresentare il futuro culturale del territorio.
Occorrono azioni che sappiano creare nuovi spazi, fucine di risorse creative e di produzioni culturali e che, al tempo stesso, possano essere canali di promozione in Italia e all’estero dei risultati conseguiti.
In altre parole sono necessarie politiche di valorizzazione delle proprie eccellenze attraverso l’ottimizzazione delle energie profonde presenti nel territorio e la trasformazione delle stesse in valore occupazionale.


 

IL COMUNE DI SIENA

Il titolo di questo manifesto è volutamente ambiguo in quanto equivoca tra bene comune e istituzione Comune che, in una società normale, è il primo bene del cittadino perché ne costituisce garanzia e strumento di trasformazione della realtà circostante in accordo con la volontà della cittadini.
E’ pertanto evidente come a supporto della città di domani sia necessario organizzare il Comune come lo strumento principale di cui dispone la comunità civica per regolamentare la realtà e realizzare i propri obiettivi in tempi brevi e certi, eliminando arbitrarietà e disparità.
Il Comune è la Casa del Cittadino con “le chiavi nella toppa”, le cui mura devono essere di cristallo, dove il cittadino deve essere promotore di idee e di riflessioni ascoltate da chi è stato chiamato a governare la città.
Un luogo dove l’efficienza deve essere reale e misurabile, nel quale il concetto di burocrazia assuma il solo significato di rispetto delle regole e controllo, un luogo dotato di una struttura organica, snella, funzionale in grado di essere ben compresa ed utilizzata dal cittadino.

 

 
IL SINDACO

Il Sindaco dovrà essere la massima rappresentazione del progetto di Governo della città.
Una figura di garanzia che sappia regolare lo scontro politico tra compagini alternative, con capacità di sintesi per l’adozione di scelte che si muovano nell’interesse dell’intera comunità, in grado di promuovere forme di democrazia diretta anche attraverso il confronto pubblico in tutti quei casi nei quali si dovranno operare scelte strategiche.
Un sindaco che sappia essere “primus inter pares” ed incarnare la diligenza del buon padre di famiglia.

 

IL METODO DI LAVORO DI CHI AMMINISTRA LA CITTA’

Avere un metodo di lavoro è indispensabile per lo svolgimento di qualsiasi attività dell’uomo che si proponga il fine di ottenere risultati concreti.
E’, quindi, necessario che chi amministra la città abbia un metodo di lavoro coerente con le risorse disponibili ed armonico con il tessuto sociale del territorio.
La caratteristica principale del metodo di lavoro è la ‘Partecipazione’ della comunità cittadina attraverso le sue rappresentanze sociali, culturali ed economiche. Lo strumento che rende concreta e proficua la partecipazione è la cd ‘conferenza strategica’, ossia un luogo in cui la città possa esprimere i propri bisogni, analizzando e proponendo soluzioni al Consiglio comunale, organo a cui compete per legge la traduzione in fabbisogni.
Gli amministratori non dovranno mai perdere di vista che il proprio mandato viene dal popolo e deve essere esercitato in favore dello stesso.
Tutta la loro azione dovrà, pertanto, essere, come quella del Sindaco, costantemente ispirata alla ‘diligenza del buon padre di famiglia’ che impone la messa in atto di tutte le azioni necessarie ad adempiere correttamente il proprio mandato con il solo obiettivo di perseguire il bene comune in modo totalmente disinteressato.
Affinché tutto questo sia reso tangibile si propone innanzitutto l’anagrafe patrimoniale di tutti gli eletti e di tutti i nominati e che sindaco e assessori assumano, subito dopo il loro insediamento, atti deliberativi per una significativa riduzione  delle indennità loro spettanti per legge, destinando le risorse liberate a servizi per la collettività.
Analoga disposizione dovrà riguardare gli amministratori delle società partecipate dal Comune .

 

LE RISORSE

Sarà innanzitutto necessario procedere ad una accurata ricognizione delle risorse esistenti, includendo il patrimonio e le partecipazioni azionarie nelle società di servizi presenti sul territorio, distinguendo le risorse che hanno un valore strategico da quelle che ne sono prive ed individuando le forme che possono consentire una loro significativa redditività.
Una volta accertati i termini di liquidità attuale, si dovrà valutare il valore reale di mercato delle risorse patrimoniali che si possono dismettere senza pregiudizio per gli interessi collettivi.
Tali dismissioni potrebbero portare nelle casse comunali somme importanti da utilizzare innanzitutto per pagare o ridurre il debito pregresso e da investire  per garantire un reddito certo all’amministrazione comunale.
Altre risorse, come meglio spiegato successivamente, potranno essere ottenute con politiche che sappiano convogliare investimenti esterni su singoli progetti che potrebbero riguardare, ad esempio, il Santa Maria della Scala.
Non va dimenticato infine, quale grande risorsa della città, tutto il settore del volontariato che ponendo alla base della propria azione il principio di sussidiarietà ha dato grandi prove di sé nel sociale, ma che facilmente potrebbe ampliare il proprio ambito di azione indirizzandolo alla tutela e  valorizzazione del patrimonio ambientale, artistico e culturale.

 

LE POLITICHE CULTURALI

Alla fine del 2006, con la pubblicazione del Rapporto commissionato dall’allora Commissario Europeo alla Cultura Jan Figel, fu misurata per la prima volta la dimensione economica dei settori culturali e creativi in Europa.
Il Rapporto mostrò come il settore culturale e creativo nel suo complesso valesse in Europa più o meno il doppio dell’industria automobilistica, precedendo settori storici di grande forza e rilevanza politico-economica come il food, l’immobiliare, la chimica.
In un momento di evidente carenza di idee forti e di prospettiva strategica, il settore culturale e creativo può costituire una delle migliori occasioni di cui disponiamo per imprimere una nuova, determinante svolta di adattamento al nostro modello competitivo.
A Siena dobbiamo cessare di pensare che la dimensione economica della cultura coincida con la sola valorizzazione del patrimonio esistente ed impostare nel settore culturale una nuova strategia per la realizzazione di un piano di investimenti pubblici e privati che non escluda alleanze strategiche globali.
Per quanto riguarda le eccellenze esistenti nel territorio è necessario un progetto di valorizzazione delle medesime che le metta tra loro in sinergia, evitando iniziative scollegate e garantendo stabilità al progetto.
Un progetto di alta qualità richiede professionalità altrettanto elevate, riconosciute da curricula comprovati e dotate delle necessarie conoscenze per inserire le iniziativa proposte nei circuiti internazionali.
La valorizzazione del territorio dovrebbe  essere immediatamente accompagnata:

-  dalla utilizzazione degli spazi morti e in disuso come luoghi idonei ad accogliere anche temporaneamente gli eventi;

-      dalla realizzazione di un albo dei giovani artisti del territorio connesso con gli archivi italiani di settore: via Farini, Italian area, Docva e Fabbrica del Vapore di Milano, One to One di Roma, Gai circuito giovani artisti italiani, etc.;

-      dalla creazione di bookshop museali di livello;

-      dalla realizzazione di adeguate iniziative di formazione/didattica rivolte ai ‘creativi emergenti’ che, partendo da Siena, allarghino progressivamente i propri confini alla Toscana ed oltre regione.

Per quanto attiene le arti visive, nessun museo o centro per l’arte esistente sul territorio toscano sostiene in modalità analitica e particolareggiata un’attività didattica e formativa ad ampio raggio, né favorisce scambi culturali cosmopoliti, né tanto meno asseconda la mobilità e l’immissione dei giovani artisti residenti nei circuiti internazionali dell’arte contemporanea; in pratica non esiste, oggi, in Toscana uno spazio culturale dedicato alla promozione e formazione post accademica dei giovani artisti residenti.
Si propone, quindi, l’istituzione di un centro per supplire a questa mancanza, ossia uno spazio con la finalità precisa di promuovere attività didattiche quali workshop e conferenze, in grado, nel lungo periodo, di apportare contributi utili alla crescita del lavoro dei partecipanti.
Uno spazio, che, in altre parole, sia destinato a diventare la fucina di risorse creative e di produzioni culturali e un canale di promozione in Italia e all’estero dei risultati in esso conseguiti utile a valorizzare il territorio attraverso l’arte e la cultura contemporanea.
Un’altra iniziativa concreta che il Comune può lanciare in collaborazione con l’Università degli Studi e le associazioni culturali del territorio è la creazione di un Centro Nazionale di Restauro in grado di rilasciare diplomi di livello universitario e che si allarghi a tutti i settori del restauro stesso.
Un Centro che per la didattica e per i laboratori possa usufruire dei grandi spazi inutilizzati del Santa Maria della Scala, istituzione, quest’ultima, la cui gestione potrebbe essere assegnata, tramite bando di concorso internazionale, ad una società specializzata con l’obiettivo di costituire il centro propulsore di una delle grandi capitali europee della cultura.

 

IL FUTURO DELLE NOSTRE UNIVERSITA’

Le riforme che hanno investito il mondo universitario a partire dal 1989 con il riconoscimento agli atenei di una autonomia spesso sfociata in autarchia e la proliferazione dei corsi di studio, hanno svilito quelle eccellenze nella formazione universitaria caratterizzate, sin dalle origini, dalla vocazione del territorio.
L’Università deve tornare a svolgere un ruolo di mediazione tra la domanda di nuove competenze nel mondo del lavoro avanzata dalle imprese e quanti richiedono formazione, ossia gli studenti e le loro famiglie.
A tal fine appare utile una diversa progettazione dell’offerta formativa dei corsi di primo e secondo livello che, ad esempio, partendo dalla possibilità di realizzare corsi interclasse, si ponga davvero l’obiettivo si creare nuove figure professionali richieste dal mercato del lavoro.
Ciò anche al fine di potenziare la formazione continua con la promozione di attività formative finalizzate a soddisfare le esigenze di aggiornamento delle imprese.
Occorre anche sviluppare la storica vocazione internazionale dell’Università degli Studi non solo rendendo maggiormente attrattivi i tradizionali corsi di studio, ma anche e soprattutto facendo dell’Ateneo una sede stabile di scuole estive ed invernali che siano occasione di incontro tra studiosi. Sempre al fine di favorire la vocazione internazionale delle nostre università è, inoltre, auspicabile un riordino dell’offerta formativa realizzato anche attraverso la stipula di convenzioni con atenei stranieri per il rilascio di titoli doppi o congiunti. Appare anche opportuno un potenziamento da parte dell’Università per Stranieri della sua originaria missione di Scuola di Lingua italiana per stranieri e la finalizzazione dei propri corsi ad una specifica formazione di settore per stranieri (si pensi, ad esempio, a corsi di lingua italiana riguardanti il settore del marketing aziendale e commerciale legato alle principali prerogative del nostro territorio).
Questa ed altre iniziative di eccellenza potrebbero attirare nuove risorse  e ridare sviluppo e prestigio a strutture importanti come la Certosa di Pontignano ed il College di S. Chiara, evitandone la dismissione.

 

LE POLITICHE ECONOMICHE

L’economia è governata in rapporto a obiettivi e attraverso strumenti coerenti, cioè capaci di assicurare il perseguimento ed il raggiungimento degli stessi obiettivi.
Gli obiettivi non possono che riguardare la ripresa dello sviluppo e dell’occupazione, mortificati da una crisi di carattere generale, ma che, nella nostra Città, presenta criticità ancora maggiori a causa del progressivo crollo di autorevolezza e di credibilità delle istituzioni e delle principali entità finanziarie, economiche e culturali.
Occorre delineare una prospettiva concreta di crescita che attragga le giovani generazioni, allontanando il rischio, tutt’altro che trascurabile, di trasformare Siena in “città museo”, non tanto per i suoi innumerevoli tesori artistici, quanto per una economia piatta, incapace di offrire opportunità di lavoro e ineluttabilmente condannata all’invecchiamento intellettuale e anagrafico della sua popolazione.
Gli strumenti devono essere individuati nelle politiche economiche che maggiormente possono contribuire al raggiungimento di tali obiettivi in quanto riferibili alla valorizzazione di quelli che sono, per tradizione storica, i punti di forza del nostro territorio.
In questo senso la loro declinazione è quasi superflua: politiche del turismo, della cultura, del territorio e dell’artigianato.
Diversamente dal passato queste politiche dovranno essere concepite e realizzate in maniera integrata secondo una visione strategica fondata sulla individuazione di alcuni (pochi) progetti che presentino un grosso potenziale sinergico tra i diversi comparti interessati, che possano attivare significativi effetti di trascinamento tra una politica e l’altra, che abbiano la capacità di mobilitare le risorse finanziarie interne della Banca e della Fondazione e quelle esterne che potranno venire da istituzioni e soggetti di varia natura.
Questa prospettiva consente di immaginare un percorso virtuoso nel quale le politiche economiche sono accompagnate e sostenute da quelle finanziarie e tutte insieme contribuiscono a generare sviluppo e occupazione.

 

LE POLITICHE ABITATIVE

Le politiche urbanistiche che il sistema Siena ha prodotto negli ultimi decenni, hanno privilegiato la rendita sullo sviluppo, determinando periferie sprovviste della necessaria qualità urbana ed un mercato immobiliare dai costi elevatissimi che non risponde alla realtà economica della città.
L’illogicità di tale modello di sviluppo ha fatto sì che, ai primi sintomi della crisi, il mercato immobiliare si sia del tutto arrestato, che i prezzi rimangano elevati, che migliaia di appartamenti restino invenduti e che ciononostante per tante famiglie quello della casa rimanga un problema irrisolto.
Non possiamo dimenticare, tra l’altro, che la crisi ha messo in estrema difficoltà l’intero comparto dell’edilizia, costituito a Siena da una miriade di aziende artigiane per le quali si prospetta la chiusura in tempi brevi.
E’ necessario riprendere le politiche abitative nel contesto più generale di quelle urbanistiche, ponendo innanzitutto in essere azioni che possano efficacemente colpire la rendita parassitaria (quella che uccide lo sviluppo), favorendo interventi mirati a soddisfare e calmierare il mercato delle locazioni.
Da un intervento efficace sul mercato degli affitti deriverà per conseguenza una normalizzazione di tutto il mercato ed una ripresa dell’attività edilizia mirata alla trasformazione e all’ammodernamento del patrimonio esistente.

 

LE POLITICHE URBANISTICHE

Colpire la rendita e favorire lo sviluppo.
Occorre partire da questo assunto per sviluppare un’edilizia, consapevole della composizione del tessuto sociale, destinata al mercato delle locazioni e che sappia coniugare una qualità elevata a costi contenuti. Interventi di questo tipo farebbero da calmiere ai prezzi dell’edilizia privata che troverebbe un mercato naturale nelle giovani coppie ed, in generale, nelle nuove generazioni.
Queste ultime riceverebbero, inoltre, particolare beneficio da interventi di recupero abitativo in linea con le recenti politiche regionali che non sono state in pieno recepite dal vigente regolamento urbanistico (si, veda, ad esempio il recupero ai fini abitativi dei sottotetti).
A tal riguardo occorre intervenire con la modifica del Regolamento urbanistico comunale, anche introducendo incentivazioni premianti e rafforzando lo strumento della rottamazione edilizia e/o urbanistica, per intraprendere uno sviluppo ‘a volume zero’ che intervenga sull’esistente per trasformarlo e riqualificarlo con nuove funzioni e servizi.
In tal modo quelle che per decenni sono state ‘periferie urbane’ sarebbero trasformate in parti effettivamente vissute della città allargata.

 

LE POLITICHE AMBIENTALI

Le attività umane incidono sull’ambiente modificando il territorio, le acque, il paesaggio e il clima e, nel contempo, influenzano l’economia e l’organizzazione sociale.
Le politiche ambientali richiedono l’intervento, spesso sinergico, di più istituzioni e solo alcuni aspetti possono essere affrontati dall’amministrazione comunale.
Tra questi appare prioritaria la valorizzazione di quell’ambiente che costituisce la specificità del territorio senese e che già nell’affresco del Buongoverno veniva rappresentato come un rapporto ombelicale tra la città e la campagna circostante che con le sue “verdi valli” lambisce e si insinua sino al cuore della città murata.
Le “verdi valli”, che un tempo erano terreno agricolo e che oggi costituiscono una smagliatura nel tessuto urbano, possono, se tutelate, costituire elementi di cerniera di una città cresciuta per parti separate.
E’ pertanto opportuno ridare nuovo vigore a quei progetti elaborati nel recente passato e mai portati a compimento, come quelli per la trasformazione in parchi delle valli di Ravacciano e di Follonica, con i quali poter recuperare anche le antiche fonti ivi allocate.
Questi progetti dovranno coinvolgere Comune, contrade ed associazioni ambientaliste, non disdegnando sponsor privati, che possano contribuire, ognuno per la sua parte, a reperire le risorse, anche in sede comunitaria e nazionale, per la trasformazione la gestione degli stessi parchi.
L’altro versante sul quale è opportuno impegnarsi è quello del ciclo dei rifiuti e di quello strettamente collegato delle energie rinnovabili, con un  opportuno un richiamo alla “terza rivoluzione industriale” enunciata dall’ economista americano Jeremy Rifkin per sottolineare come sia necessario ripensare totalmente il modo di produrre e di distribuire l’energia sul territorio, affinché si possano sostituire le fonti fossili con quelle rinnovabili e così garantire il futuro del pianeta.
Riteniamo indispensabile proseguire nel potenziamento della raccolta differenziata ed iniziare a concepire i rifiuti come una risorsa economica da cui tutta la comunità può trarre benefici, anche in termini di riduzione dei costi prevedendo, ad esempio, un sistema di pesatura dei rifiuti differenziati che dia diritto a sconti sulla tariffa rifiuti
Dovranno essere incentivate le politiche finalizzate a dotare sia gli edifici commerciali che quelli residenziali di nuova costruzione di moderni sistemi per la produzione di energia con fonti rinnovabili anche al fine di conseguire la riduzione dei costi e la salvaguardia dell’ambiente.
Ciò che proponiamo sono politiche finalizzate a incentivare la ‘produzione orizzontale’ (cioè da parte dei cittadini) dell’energia da fonti rinnovabili con la creazione di una ‘rete’ all’interno della quale confluisca buona parte dell’energia prodotta e dalla quale si possa ricavare la quota di energia necessaria a soddisfare le esigenze di ciascuno.
Le politiche sopradescritte potranno essere agevolate rilanciando una partecipazione attiva ad Agenda 21 che, in passato, ha rappresentato un modo nuovo col quale la comunità cittadina può essere coinvolta in azioni di pianificazione territoriale integrate con iniziative che riguardano la sfera economica, sociale e ambientale.

 

LE POLITICHE SOCIALI PER UNA CITTA’ SOLIDALE

Una città vera non può prescindere dalla considerazione dei bisogni esistenti e dalla prefigurazione di quelli futuri individuando le necessarie soluzioni.
La tutela e salvaguardia del benessere individuale deve partire da quella del nucleo fondamentale su cui poggia la società: la famiglia.
Occorre quindi sostenere in primo luogo il ruolo della donna favorendo un appropriato sviluppo delle cd politiche di ‘conciliazione dei tempi e degli orari’ ovvero non ponendo più la donna nella condizione di scegliere tra la maternità ed il lavoro. Da questo punto nodale deriveranno le iniziative a beneficio dei maggiori servizi a valenza sociale: promozione delle filiere corte nelle mense scolastiche, sostegno agli anziani attraverso progetti finalizzati a promuovere la loro integrazione sociale, rimozione delle barriere architettoniche.
Le risorse necessarie al mantenimento, potenziamento ed innovazione dei servizi sociali possono essere reperite anche dalla dismissione e messa a reddito delle partecipazioni societarie comunali.
Esistono, inoltre, modelli di gestione dei servizi che, sotto il controllo e la guida del Comune, possono, con minima spesa, potenziare i servizi sociali attraverso canali di sussidiarietà e partecipazione sociale attiva.
Si pensi, ad esempio, alla figura di quelle che ci piace chiamare ‘le nostre tate’, ossia a mamme che si organizzano per l’assistenza a turno dei propri bambini in case di proprietà privata o in locali di proprietà comunale (ad esempio quelli delle dismesse circoscrizioni) anche per attività estive alternative ai campi solari.
Tutto ciò anche per far fronte alle politiche di chi ha amministrato la città nel più recente passato e che ha portato all’iscrizione nel bilancio pluriennale 2012/14 di investimenti nel sociale pari a 0 e che fanno pensare non ad una ‘Siena 2.0’, ma ad una ‘Siena 0 spaccato’.

 

LE POLITICHE SANITARIE ED IL RUOLO DEL SINDACO

Le recenti novità introdotte dal cd Decreto Balduzzi, spesso originalmente interpretate dalla Regione Toscana, rischiano, già nel breve periodo, di affievolire drasticamente i servizi della medicina territoriale attraverso la contrazione dei punti di emergenza (PET) e della guardia medica accompagnati dalla riduzione del personale medico ed infermieristico.
Anche il territorio cittadino è, quindi, destinato a subire forti penalizzazioni in quanto la tanto sbandierata assistenza H24 non riuscirà, con tutta probabilità, a raggiungere gli obiettivi dichiarati, bensì effetti diametralmente opposti a danno dei cittadini e delle esigenze di appropriatezza della loro cura.
Infatti,  nei nuovi mega-ambulatori (le cd aggregazioni funzionali territoriali) il medico di famiglia sarà presente soltanto in alcune ore della giornata, seguendo una turnazione con gli altri componenti del gruppo composto da 20-30 medici. Chi avrà bisogno di un medico lo troverà in qualsiasi ora del giorno, ma non sarà sempre il suo medico di famiglia, svilendo, in tal modo il rapporto di fiducia esistente che è una delle componenti che incidono direttamente sull’efficacia della cura.
Se a questo scenario si aggiunge la preannunciata chiusura dei ‘punti nascita’ di Nottola e Poggibonsi, è facile intuire come le strutture sanitarie senesi potranno a breve subire un vero e proprio collasso.
Appare, quindi, necessario che il futuro sindaco eserciti molto più efficacemente rispetto al passato il suo ruolo di presidente della conferenza provinciale dei sindaci. A quest’organo, infatti, è demandato il compito di formulare le osservazioni sulla proposta di piano socio-sanitario regionale, provvedendo alla definizione, nell’ambito della programmazione socio-sanitaria regionale, delle linee di indirizzo per l’impostazione programmatica delle aziende sanitarie del nostro territorio, alla elaborazione del Piano di Zona dei Servizi Sociali, all’esame del bilancio pluriennale di previsione ed al bilancio di esercizio delle aziende sanitarie del territorio, nonché all’andamento generale delle attività di queste ultime.
Solo una azione più efficace di questa particolare competenza del Primo cittadino consentirà di ridurre gli inevitabili disagi conseguenti ai tagli di spesa.
Occorre, infatti, evitare che i tagli siano lineari, ma adoperarsi affinché producano una razionalizzazione dei servizi esistenti (ad esempio con un controllo più efficace sugli effettivi sprechi) senza che ciò comporti una loro diminuzione quantitativa e qualitativa che finirebbe, inevitabilmente, con la penalizzazione dei ceti meno abbienti.

 

LE POLITICHE DEL TURISMO

Dallo studio dei flussi turistici emerge che l’attuale fenomeno del ‘turismo mordi e fuggi’ sia destinato a crescere portando risorse importanti anche se accompagnate da più di una criticità.
Questa è l’inevitabile conseguenza di un mondo globalizzato, la cui tendenza non può essere invertita, bensì gestita diversamente con la necessaria collaborazione di tutte le associazioni di categoria che sino ad oggi non sono state adeguatamente coinvolte e valorizzate.
Il cd turismo “colto” e auspicabilmente “stanziale”, invece, è strettamente collegato alle politiche culturali che dovranno essere finalizzate a rendere la città maggiormente attrattiva facendone un laboratorio culturale, sede di eventi ed attività di interesse nazionale ed internazionale.
Le principali istituzioni cittadine dovranno, pertanto, essere chiamate a predisporre un progetto organico che sappia coinvolgere tutte le realtà culturali ed imprenditoriali della città, tenendo ben presente che la realizzazione della “città cosmopolita” comporterà in tutti i settori un inevitabile sviluppo economico ed occupazionale.
Riteniamo, inoltre, che le esperienze positive del passato non vadano relegate nell’”album dei ricordi”, ma che sia necessario ripartire dalle stesse  verificando, ad esempio,  l’opportunità di riproporre eventi già realizzati quali la mostra mercato dell’antiquariato o il meeting dell’amicizia ai quali potrebbe affiancarsi una grande mostra annuale dei fiori e della vivaistica da svolgere nelle maggiori piazze della città o altre iniziative proposte dalle associazioni di categoria.