Riceviamo e pubblichiamo:

UNA CITTÀ FEROCE

La notizia della morte di David Rossi, della tragedia di un uomo ormai solo consumata in un cortile oscuro della banca MPS, ci spinge ad alcune considerazioni che vanno al di là del dolore inevitabile di fronte ad un gesto immenso che scuote la città fin nelle viscere.

La tragicità del gesto ed il mistero della morte che trascende ogni destino, ci impongono innanzitutto il rispetto e di sospendere ogni giudizio su un uomo che ha avuto un ruolo di rilievo in una storia che ha mutato per sempre il futuro della nostra città.

Quello sul quale vogliamo riflettere è un gesto che nega la speranza e quella stessa pietas che è stato elemento caratterizzante della nostra storia civile, a volte violenta, dura e intransigente ma che mai negava la speranza

Finché c’è vita c’è speranza è un antico adagio che significa anche il contrario, ovvero che finché c’è la speranza c’è la vita.

La mancanza di speranza  che caratterizza la società contemporanea compromette anche la speranza di vita.

Questa morte assurda fa il paio con le monetine lanciate contro Mussari e ci dicono come il sistema Siena, al di là dei suoi dissesti finanziari, sia tuttora vivo con i suoi valori implacabili, feroci e disumani perché non fa differenza se le folle, un tempo osannanti, si sono trasformate in folle di giustizieri

C’è la casta degli eletti e chi cade e chi è fuori sono civilmente morti, in una società dove il potere è la misura del successo e dove il successo si conquista con la furbizia e mai con il merito, che è sacrificio e sobrietà di comportamenti e sopratutto consapevolezza dei propri limiti e delle proprie debolezze.

Questa città è diventata l’emblema di una nazione, il luogo dove ogni vizio diventa metafora di un potere fine a se stesso, non più a servizio della comunità e che diventa arroganza cialtrona ed autoreferenziale e dove per chi cade non c’è pietà ne possibilità di riscatto.

Gli amici di ieri diventano nemici da odiare e da distruggere e la collusione diventa modello di vita, tollerato e meritevole di rispetto.

La smorfia che deforma il volto di Mussari e questa morte tragica possano insegnarci l’assurdità di un modus vivendi che è diventato costume in questa città, oggi purtroppo fatta di mediocrità e dove il malessere sociale sta montando a livelli finora mai immaginati.

I risultati delle recenti elezioni annunciano l’avvento di nuovi scenari, forse contraddittori ma estremamente chiari nelle istanze di rinnovamento indicate dai cittadini, delineando il tramonto di un epoca e affidando alla Storia personaggi e attori della commedia italiana.

A Siena tale tramonto materializza la fine di un mondo che non riesce a sopravvivere a se stesso perché si è dimenticato di guardarsi intorno, compiacendosi nel credere di essere immortale e che nulla e nessuno lo avrebbe sconfitto.

Un mondo che non ha avuto coscienza del tempo e che la sconfitta sarebbe nata dal proprio interno

Quando verità e responsabilità saranno venute a galla e saranno scomparsi gli ultimi giapponesi di una stagione politica non più proponibile, sarà necessario oltrepassare lo spirito di rivalsa per ritrovare un costume comune più civile e più umano, fondato sul merito, sull’etica del sacrificio e di un rinnovato patriottismo civico, che sappia recuperare l’antica pietas e i valori di solidarietà un tempo connaturati alla nostra comunità civica.

Agostino Milani

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