Si fermi, Mancini, e subito!

Siamo all’atto finale: quello che, in prospettiva, azzererà la partecipazione della Fondazione Mps nella Banca.  Il colpo  ancora una volta lo ha in canna Mancini. Lui parte da considerazioni ragionevoli ma la soluzione viene fatta passare come unica ed inevitabile.

Mancini si appresta a vendere il controllo della banca e, con questo atto, a spegnere le luci: progetto eliminazione di Siena completato. Non che quanto proposto dal sig Mancini Gabriello non abbia fondamenti sensati: lui pare dire “vendiamo ora prima che successive diluizioni  delle quote di capitale portino ad azzerare la partecipazione” (sono inevitabili gli  aumenti di capitale della banca già deliberati e sono previste possibili emissioni di azioni per rimborsare gli interessi dei Monti bonds, in entrambi i casi senza diritti di opzione). Con i quattrini ricavati dalla vendita si pagano i debiti della Fondazione e resta un “tesorettino”, molto “ino”.

Dunque Mancini, il buon amministratore e padre di famiglia, dalla visione strategica di un fantaccino, ci ricasca di nuovo, come fece resistendo sul 50+1%!  Perché? Non credo nella cattiva fede, credo invece che lui sia la persona sbagliata per prendere decisioni cruciali in questo preciso momento. Così non la pensano di certo coloro che finalmente otterranno il completo controllo di MPS, finalmente de-senesizzato, e che pretendono urgenza nel vendere. Dunque il “piano sopravvivenza” deve essere fermato e bisogna riflettere su possibilità alternative, che ci  garantiscano la quota di controllo. Mancini non vende solamente azioni vende il controllo: si fermi, e subito!

Dopo aver azzerato un patrimonio enorme ogni nuovo passo deve essere compiuto valutando ogni possibilità e ricorrendo solo in casi estremi ad ulteriori cessioni.

 Eugenio Neri

Candidato sindaco a Siena

Ceccuzzi e la novella del discontinuatore

Ecco da dove arriva la “discontinuità” di Ceccuzzi! Direttamente dalle segrete stanze della Banca d’Italia! Da Visco che ha voluto la defenestrazione di Vigni e l’arrivo di Viola.

La gestione della banca era all’attenzione della stessa Banca d’Italia già da qualche anno e in Via Nazionale non hanno voluto rischiare: nel novembre 2011, hanno chiesto il rinnovamento del management della banca e della Fondazione. Altro che “discontinuità ceccuzziana o dalemiana”! Fuori e dentro il Pd ci hanno voluto vendere la stagione del rinnovamento come farina del loro sacco e invece di loro non c’era nulla. Solo l’ennesimo mascheramento della realtà ad uso propagandistico.

Visco dice alla giornalista di Repubblica: “Siamo stati noi ad aver fatto pressione per la sostituzione del vecchio management. Il ricambio al vertice non è certo avvenuto per caso. La situazione di Mps era sotto osservazione da molto tempo”.

Dunque nessuna operazione di rinnovamento è partita da Siena, per volontà dell’ex sindaco Ceccuzzi. Lui sapeva dell’invito giunto da Bankitalia e lo ha usato a proprio vantaggio spacciando per “discontinuità” da lui attuata e fortemente voluta quella che era, invece, una scelta obbligata.

Alla luce di quanto sta emergendo intorno alla gestione della banca Mps e della Fondazione, i contorni del “discontinuatore” si fanno sempre più foschi. Per essere l’uomo del rinnovamento Ceccuzzi difetta in una visione davvero vecchia della politica. Egli distorce la realtà a suo uso e consumo e crede che essere chiamato ad amministrare la cosa pubblica voglia dire agire in totale autonomia, senza dover dare conto a nessuno del proprio operato. Questi metodi da avanspettacolo, da numero da illusionista non sono accettabili da chi ha un minimo di senso critico e intelletto. Di fronte al disastro Mps – di cui ancora non abbiamo la misura esatta – e al dissesto delle casse del Comune, Ceccuzzi dovrebbe riconoscere il suo coinvolgimento diretto in ogni aspetto di queste tristi vicende. Il vero segno di cambiamento sarebbe quello di dire tutta la verità sul Bilancio del Comune, sulla scelta di dimettersi, sul valzer delle nomine di Fondazione e banca Mps. Lui conosce tutti i retroscena e, data la situazione di estrema crisi delle istituzioni cittadine, ha l’obbligo morale di mettere fine a questa farsa che sta danneggiando l’immagine di Siena in tutta Italia.

Ceccuzzi discontinuatore, dovrebbe mettere fine anche alla macchina di fango che, in questi mesi, si è accanita contro alcuni ex consiglieri comunali.

Inoltre il PD nazionale deve dirci chiaramente se ha la decenza di continuare o meno a proporre personaggi di così basso livello a rappresentare il Partito in una città come Siena.

Non è più tempo di verità distorte o, peggio, di mezze verità: c’è in gioco il futuro di Siena.

Eugenio Neri – candidato sindaco

Qualche domanda a Franco Ceccuzzi

Franco Ceccuzzi, di fronte ad Eugenio Neri che, in merito all’acquisto di Antonveneta, si domanda “se Ceccuzzi fosse stato in possesso dei necessari documenti tecnici”, dopo avere ripetuto di avere saputo dell’acquisizione solo ad operazione avvenuta, non solo si indigna ma confonde anche, ancora una volta, la sua persona con l’intera comunità senese.

Per evitare di interrogarci su alcuni aspetti della vicenda MPS che non ci quadrano e di determinare ulteriori indignazioni, poniamo direttamente al candidato sindaco Ceccuzzi alcune domande, di cui alcune in merito di discontinuità, per conoscere:

  • Se Ceccuzzi ritiene che ci sia stata sua iniziativa per rimuovere dall’incarico di Presidente MPS l’avvocato Giuseppe Mussari, oppure se il mandato presidenziale fosse arrivato alla sua scadenza naturale e non fosse reiterabile.
  • Se debba essere considerato discontinuo anche Marco Turchi, già sindaco revisore della banca MPS, nominato vicepresidente della stessa Banca e se entrambi (Turchi e Ceccuzzi) condividano l’amicizia dell’on. Massimo D’Alema.
  • Se ritiene che Turchi, esperto e stimato commercialista e per anni sindaco revisore della Banca, ignorasse anche lui come erano stati redatti i bilanci.
  • Se, visto che, a suo dire, non ha competenze specifiche in materia, per la scelta di Profumo si è fatto consigliare da qualche tecnico del settore finanziario.
  • Se gli risulta che nelle vicende della Banca, a partire dalla privatizzazione, abbiano avuto ruolo solo personaggi senesi oppure siano intervenuti anche personaggi di livello nazionale tra i quali Amato, Bassanini e D’Alema e nel caso quale sia stato il loro ruolo.
  • Se è informato di, quando nel 2011 la Banca fu costretta ad una ulteriore ricapitalizzazione superiore ai 2 miliardi e la Fondazione non aveva soldi per sostenerla, chi abbia convinto la Fondazione che il 50% di proprietà fosse la linea del Piave e l’abbia poi spinta ad indebitarsi fino alle conseguenze gravissime che tutti conosciamo e di cui anche Ceccuzzi è stato vittima, essendo caduto su un bilancio non più garantito da erogazioni della Fondazione MPS venute a mancare.
  • Se si è fatto un’idea, visto che Profumo ha già annunciato di voler procedere alla ricapitalizzazione della Banca e che lo stesso si è fatto dare la delega a procedere senza il parere dell’assemblea dei soci, di quale sarà il ruolo della Fondazione in questa vicenda e soprattutto dopo quando i nuovi soci di maggioranza dovranno confrontarsi solo con il Presidente e non più con la Fondazione MPS.

Siamo certi che il candidato Ceccuzzi saprà privilegiare il confronto allo scontro e, se non altro per chiarire la propria posizione, non mancherà di dare risposte alle nostre domande.

 Agostino Milani – Movimento Civico Senese

Per il rilancio dell’edilizia servono sinergie e comune impegno

Abbiamo letto sulla stampa locale dei giorni scorsi come la Scuola Edile senese, unitamente con Cosvig, abbiano organizzato un convegno  per il rilancio della riqualificazione energetica ed il recupero del patrimonio edilizio esistente, interventi che possono rappresentare un’opportunità per i professionisti e per le imprese e che possono delineare la strada per uscire dalla crisi  che sta investendo il settore edilizio.

Il convegno fa seguito alle dichiarazioni del presidente della CNA Paolo Parodi che, solo venti giorni fa, puntava l’obiettivo sulla crisi dell’edilizia, ribadendo di fatto le stesse necessità.

Abbiamo già sottolineato il nostro pieno consenso su tematiche che il Movimento Civico Senese sta portando avanti da mesi, con proposte di incentivi che servano da volano e stimolo al settore edilizio, da tempo drammaticamente fermo con pesanti risvolti sul piano economico ed occupazionale.

Nei nostri interventi, che partono da un giudizio negativo sulle politiche urbanistiche della nostra città dal dopoguerra ad oggi, abbiamo rilanciato il “PROGETTO PER LA SALVAGUARDIA ED IL RECUPERO DELLE FACCIATE E DEI TETTI ED IL CONTENIMENTO DEL CONSUMO ENERGETICO”.

Il progetto prevede l’erogazione di incentivi a valere sugli interessi derivanti dall’accensione di finanziamenti a cinque anni effettuati, previa specifica convenzione, con gli Istituti di Credito per sostenere ed agevolare i proprietari di immobili nei lavori di manutenzione, recupero, restauro e risanamento conservativo delle facciate, la ristrutturazione dei tetti e la coibentazione degli edifici ai fini del contenimento del consumo energetico.

Già in passato il Comune di Siena ha contribuito con incentivi finanziari al recupero del patrimonio abitativo esistente ed a tal proposito abbiamo più volte sottolineato come con un modesto costo a carico delle casse comunali sia stato possibile conseguire risultati importanti economici ed occupazionali nel settore edilizio.

Ci fa, quindi, particolare piacere che Enti ed Associazioni di categoria individuino come stategiche una serie di interventi, ma, a nostro parere, è  necessario che le organizzazioni del settore  non si limitino  ad auspicare che certi progetti si realizzino.

In un momento di difficoltà come quello attuale appare necessario che Enti ed Associazioni assumano ruoli di maggior protagonismo e si facciano essi stessi promotori di iniziative concrete precisando, ad esempio, se sono disposti a contribuire anche economicamente al finanziamento di incentivi che, ripetiamo, pur avendo un costo modesto, riescono a mettere in moto lavori per importi superiori a 25 volte l’incentivo stanziato.

MOVIMENTO CIVICO SENESE

Un indecoroso ‘scaricabarile’

Di fronte al nuovo scandalo che ha recentemente investito il Monte dei Paschi di Siena portando alle inevitabili  dimissioni dell’avvocato Giuseppe Mussari da presidente dell’ABI, assistiamo in città ad un non richiesto, ma assillante ‘scaricabarile’ generalizzato.

Nessuno sapeva nulla! Ma è davvero possibile?

A nostro avviso due possono essere i punti di osservazione: il primo di tipo tecnico, il secondo di natura politica.

Sotto il profilo tecnico è difficile  pensare che operazioni finanziarie come quelle denominate ‘Alexandria’ e ‘Santorini’ siano state condotte senza la conoscenza del Direttore generale della Banca, del Collegio dei Revisori, del Consiglio di Amministrazione, della Società di Revisione e degli stessi organi della Fondazione. Ma su questi aspetti non è nostro compito fare ulteriori riflessioni o valutazioni di merito che invece spetteranno alla Magistratura, la quale, non abbiamo dubbi, individuerà responsabilità e darà finalmente un nome ai responsabili.

Ci interessa, maggiormente, valutare l’aspetto politico e, come abbiamo sempre sostenuto, ed oramai risulta essere vox populi  la Presidenza della Banca da parte di Mussari non ha rappresentato ‘un uomo solo al comando’, ma la punta di diamante di una gestione affidata ad un intero partito: il Partito Democratico.

Il PD ha gestito Siena in modo padronale, coinvolgendo tutte le istituzioni in un unico sistema fino a poco tempo fa portato come esempio di grande efficienza dagli stessi artefici.

E’ evidente che il PD attraverso la propria nomenclatura locale gestiva il potere in modo più o meno armonioso ed è difficile pensare che tale nomenclatura locale non avesse importanti collegamenti con gli organi superiori in particolare su scelte importanti e di ampio respiro.

Tutto ciò ha favorito una gestione del Monte dei Paschi più orientata a  perseguire di fatto gli interessi del partito piuttosto che quelli della Banca, con i purtroppo  noti, gravi e conseguenti riflessi per  l’Istituto  stesso e per tutta la città.

Sarebbe meglio che ognuno, con un atto di dignità e rispetto verso la città, assumesse le proprie responsabilità e ne traesse le debite conseguenze anche sotto il profilo di un eventuale futuro impegno politico.

Per quanto ci riguarda il nostro principale impegno è quello di continuare a lavorare perché un metodo diverso di gestione della cosa pubblica e delle sue principali istituzioni diventi patrimonio di tutti.

Movimento Civico Senese

MPS: da Antonveneta ai giorni nostri

Nel settembre 2008 si presentò alla Banca MPS la possibilità di acquisire, dagli spagnoli del Banco Santander, la Banca Antonveneta.

L’operazione poteva risultare strategicamente opportuna dal momento che l’Antonveneta disponeva di 1000 sportelli ubicati principalmente in una zona economicamente sviluppata del Paese (in cui era scarsa la presenza del’Istituto senese) ed il Monte dei Paschi stava inseguendo una crescita dimensionale che gli consentisse di rimanere fra i maggiori istituti bancari italiani.

Senonchè, da quanto si è potuto apprendere andando a rileggere le notizie di cronaca sull’operazione, non si può fare a meno di rilevare tre aspetti principali:

1)      il prezzo pagato per l’acquisto di 9 e più miliardi di euro fu notevolmente superiore a quanto poco tempo prima (alla fine del 2005) il Banco Santander aveva pagato per l’acquisto dagli olandesi della Abn Amro (circa sei miliari di euro). Viene, pertanto, da chiedersi che cosa fosse successo nel frattempo per giustificare un tale incremento di valore;

2)      l’impegno all’acquisto venne perfezionato senza prevedere alcuna preventiva verifica (la cosiddetta ‘due diligence’) sugli “assets” attivi e passivi contenuti nel patrimonio dell’Antonveneta quali, ad esempio, l’effettivo valore degli investimenti, l’adeguatezza degli ammortamenti con particolare riguardo alle sofferenze, la corretta classificazione delle categorie di rischio degli affidamenti, la qualità degli stessi in ordine alla solvibilità dei clienti con le maggiori esposizioni, l’efficienza e la produttività dell’organizzazione e così via;

3)      l’insolita fretta con la quale vennero definite in modo vincolante le condizioni dell’acquisto, quando non si aveva notizia di nessun altro potenziale acquirente che potesse ‘soffiare’ l’operazione.

Su alcune operazioni relative all’acquisto di Antonveneta sta indagando la magistratura e c’è da augurarsi che venga fatta chiarezza fino in fondo per arrivare ad una ricostruzione oggettiva della vicenda che consenta di valutare adeguatamente l’operato dei protagonisti.

Per l’operazione di acquisto la Banca dovette reperire le risorse finanziarie con un’operazione di aumento del proprio capitale che venne offerto in opzione ai soci in proporzione alle loro precedenti partecipazioni.

Alla Fondazione MPS si presentò la scelta se sottoscrivere poco più della metà del deliberato aumento, mantenendo inalterata la percentuale della propria partecipazione al capitale della Banca o se lasciarla diluire scendendo a circa il 45%.

Venne scelta la prima soluzione ma, poiché la Fondazione non aveva i mezzi finanziari  per esercitare l’opzione, si trovò costretta a vendere tutto quanto c’era da vendere nel proprio patrimonio e ad indebitarsi nei confronti di un pool internazionale di banche, dando in pegno le proprie azioni di Banca MPS, che a quell’epoca avevano un valore multiplo di quello attuale. Non poteva esser fatta scelta più inopportuna! Venne, infatti, contratto un debito dall’importo ovviamente immodificabile, dando in garanzia titoli azionari che avrebbero potuto deprezzarsi, anche drammaticamente.

Anche al più distratto degli osservatori delle vicende finanziarie non sarà sfuggito che poco tempo prima, in seguito all’attacco alle Torri gemelle di New York, i titoli azionari di tutto il mondo persero gran parte del loro valore. Un crollo anche peggiore si è avuto a seguito della crisi iniziata con i problemi dei muti sub-prime: in poche parole le azioni delle società quotate sono soggetti ad essere penalizzati, anche in modo pesante, anche per vicende extra aziendali ed indipendentemente dalla buona o cattiva gestione dell’azienda bancaria. Di conseguenza si sarebbe dovuto prudenzialmente non escludere l’ipotesi che una caduta del valore delle azioni MPS avrebbe sicuramente indotto il pool di banche a richiedere il rimborso totale o parziale del finanziamento, in assenza di ulteriori garanzie.

Questa grave imprevidenza da parte di soggetti che avrebbero dovuto avere una buona conoscenza delle vicende finanziarie o, perlomeno, la possibilità di ricorrere a valide consulenze, ha prodotto una situazione tale da costringere la Fondazione a svendere tutto ciò che era monetizzabile ed una cospicua parte del proprio pacchetto azionario.

Se in occasione dell’aumento di capitale la Fondazione non avesse esercitato per intero il diritto di opzione, lasciando diluire la propria partecipazione (con i valori dell’epoca poteva essere sufficiente ridurla al 45%), avrebbe potuto evitare di indebitarsi, pur mantenendo sempre il controllo della Banca.

In questi ultimi tempi si sono lette sulla stampa precise indicazioni sugli errori commessi nella conduzione dell’azienda bancaria, ma ancora nessuno ha approfondito il perché delle spregiudicate scelte della Fondazione, anche se non è mancato il tentativo di addossare (non senza motivo) l’intera responsabilità della vicenda al presidente di quest’ultima, sollecitandone finanche le dimissioni. L’interessato ha più volte ribadito di non ritenersi l’unico responsabile della vicenda, circostanza che richiederebbe l’indicazione da parte sua dei soggetti che hanno contribuito alla decisione anche al fine di arrivare ad un auspicabile confronto per evidenziare precise responsabilità politiche e tecniche.

Alcune delle considerazioni sopra esposte sono già emerse nei dibattiti pre elettorali di questi giorni, ma appare necessaria un’operazione di ‘verità’ che metta in chiaro  le responsabilità, in modo corretto ma con decisione, affinché, dissipate le nebbie, si possano creare le premesse per superare un declino evidente della città in campo finanziario, economico e culturale.

Movimento Civico Senese

‘Le dimissioni di Giuseppe Mussari da presidente dell’ABI non stupiscono’

Le dimissioni del presidente dell’Abi ed ex presidente di Banca Mps,Giuseppe Mussari, consegnate qualche ora fa al suo vice presidente vicario in ABI, non stupiscono. Sono, semmai, la obbligata scelta di un uomo che si trova, oggi, a doversi scontrare con le sue responsabilità e con un giudizio che non arriva solo da una comunità ma da un sistema che è addirittura sovranazionale.

Quanto emerso negli ultimi giorni in merito alla gestione della banca Mps, all’uso di una  “finanza creativa” dannosa e “distruttiva”, messa in atto dall’allora presidente e dai suoi stretti collaboratori, è per noi fonte di grande preoccupazione. La vicenda umana può indignare ma è marginale se messa a paragone di quello che si prospetta per la banca, patrimonio della  città, dei suoi dipendenti ed ex dipendenti, dei suoi soci e correntisti.

Debiti su debiti, buchi di bilancio che ancora non si è in grado di quantificare… un futuro che ogni giorno assume tratti più dolorosi. In questa fase particolarmente delicata della banca senese non si può che sperare che le “sorprese” siano finite e che sia arrivato il tempo di una svolta vera nella gestione dei conti dell’istituto di credito.

Non commento le sconcertanti affermazioni che il candidato Ceccuzzi ha avuto il coraggio di fare. Fedele alla sua nuova linea comunicativa all’insegna del totale disconoscimento del passato, quindi anche di se stesso, inaspettatamente si scaglia contro quella gestione che per anni ed anni ha sempre politicamente sostenuto ed elogiato. Come più volte fece, ed in maniera clamorosa, anche nel caso dell’acquisto di Banca Antonveneta da lui definita l’anima gemella del Monte dei Paschi. Affermazioni espresse con talmente tanta sicurezza che verrebbe da chiedersi se, quando le fece, fosse stato per caso in possesso dei necessari documenti tecnici. Se non ricordo male il candidato Ceccuzzi, all’epoca faceva il parlamentare del Pd e sedeva anche nella commissione finanze della Camera.?

Siena ha urgente bisogno di fare chiarezza su certe gestioni del passato per ripartire recuperando le migliori energie della nostra città che un sistema malato ha impedito di poter fare esprimere.

Eugenio Neri

candidato a Sindaco di Siena


Una domenica in stile burlesque

Chissà perché questa  mattina (domenica 20 gennaio 2013) ci è presa di buon’ora la curiosità di consultare Wikipedia per approfondire la conoscenza di due termini: farsa e burla.

La ‘farsa’ è un genere di opera teatrale la cui struttura e trama sono basate su situazioni e personaggi stravaganti, anche se in generale viene mantenuto un certo realismo: si distingue nel mostrare eventi, storie e atmosfere quotidiane, ma declinate in modo grottesco e nei loro aspetti irrazionali.

Il termine ‘burla’, invece, viene utilizzato nella lingua italiana come sinonimo di scherzo, celia, bufala o presa in giro.

Ci siamo sforzati nel ricercare le ragioni di questa ‘curiosità’ mattutina, ma la ricerca è stata più complicata del previsto. Sarà stato forse di qualcosa legato ad un sogno della notte? Oppure ad una illuminazione profetica?

Come tutte le mattine siamo usciti per fare colazione al bar ed acquistare i quotidiani ed ecco che il dubbio amletico è stato presto fugato.

Dopo la commedia tragicomica del ‘chi entra ‘ e ‘chi esce’ nella competizione sulle primarie locali del centro-sinistra, dopo la favola della discontinuità che, in chiave parodica, è il disconoscimento della propria continuità, il 20 gennaio 2013 da qui a poco passerà alla storia cittadina come il ‘giorno dei giorni’ , quello in cui il candidato Ceccuzzi,si fregerà del consenso del popolo del centro-sinistra abbattendo la strenua opposizione interna del candidato D’Onofrio. Giustizia è fatta! La democrazia ha trionfato! Doti di vaticinio, farsa o burla?

Ai contemporanei l’ardua sentenza!

Movimento Civico Senese

Eugenio Neri ed il Movimento Civico Senese: un ‘sentire’ comune

Il Movimento Civico Senese ha incontrato il candidato Sindaco Eugenio Neri per discutere su alcuni temi che saranno oggetto dell’impegno comune per un nuovo governo della città.

La discussione è stata caratterizzata da un confronto sincero, appassionato e spontaneo che ha rafforzato un legame già saldo.

L’attenzione è stata concentrata sulla necessità di superare un’emergenza democratica e far ritornare Siena libera nella discussione, una città in cui esperienze e provenienze diverse costituiscano un patrimonio da proteggere e valorizzare e non un elemento di scontro che favorisca la ‘caccia alle streghe’ od azioni vendicative.

E’ infatti condivisa l’idea che chi si troverà all’opposizione dovrà comunque essere partecipe ad un confronto sulla ‘Nuova Siena’ senza doversi vendere né umiliare.

Rompere i desueti schemi della politica partitica, ampliare il confronto e la partecipazione, proporre iniziative concrete e realizzabili per il rilancio della città dando priorità assoluta alla difesa ed al rafforzamento della struttura sociale, sono le azioni principali che costituiscono la base di un ‘sentire’ comune.

Eugenio Neri rappresenta per il Movimento Civico Senese tutte quelle caratteriste che l’associazione aveva già individuato nel ‘Manifesto per il Bene Comune’ presentato alla città nel novembre scorso: un candidato fuori dagli schemi, espressione della società civile, una persona che non cerca nella politica una occasione di lavoro, un profondo conoscitore della città, un senese che ha arricchito la sua formazione con esperienze all’estero che gli permettono di guardare con  occhio lucido alla città di oggi ed alla Siena di domani: una città in cui ogni persona possa sentirsi libera  di esprimersi e fiera di vivere in una città sana e solidale.

Movimento Civico Senese

Chiarezza, prima che sia tardi

In città ci sono problemi enormi, ed altri si aggiungono ogni giorno. Bisogna scongiurare l’effetto slavina, agire per salvare le realtà produttive prima che sia tardi e prepararci alla ripresa, con le ossa rotte magari ma vivi. Le imprese non si accendono con la stessa facilità con cui si spengono e per questo bisogna resistere.

A Siena dal 1904  l’Associazione Calcio Siena porta in alto i nostri colori e ci appassiona, ma non solo. L’AC Siena è una realtà produttiva ed un motore di attività. Parliamoci chiaro la Robur rischia grosso ed il problema non è la retrocessione in B ma la sopravvivenza della società la quale rischia il fallimento e dunque la cancellazione dai campionati! Non si tratta solo di come passare la domenica: è una storia, un indotto, una pubblicità ed una opportunità che si perdono.  Una calamità per la prima squadra, ma anche per quelle che si occupano dei giovani, per i ragazzi che possono emergere, per la ragazza che ogni domenica lavora come hostess, per gli alberghi ed i negozi.

Non basta lanciare da questa tribuna l’incitamento ai nostri ragazzi di mettercela tutta per scongiurare la serie B. Bisogna dire che la Banca Monte dei Paschi  DEVE parlare con il presidente Mezzaroma, facendo il punto della situazione, prospettando il suo atteggiamento per il futuro. Bisogna che lo sponsor di riferimento, quantifichi il sostegno che ancora può dare, compatibilmente alla situazione della banca, impegnandosi a trovare, attraverso i suoi canali in tutta Italia, credibili sponsor o eventuali acquirenti. Mezzaroma deve dire apertamente alla città quali sono i suoi programmi e se intende investire nel Siena o altrimenti mettere velocemente in vendita la società.

I tempi però stringono e non si può più attendere impotenti la fine della ROBUR, 1904”.

Eugenio Neri

Candidato Sindaco di Siena