Intervento sull’assemblea MPS

 

 L’abdicazione delle proprie prerogative da parte degli organi della Deputazione MPS e la subalternità al Consiglio di Amministrazione della Banca e ai suoi vertici, si sono concretizzati negli ultimi atti deliberativi della Banca MPS presentati nell’assemblea straordinaria del 9 ottobre.

 Con questi ultimi l’aumento di capitale che Profumo dice essere sollecitato dalle autorità di vigilanza e in particolare dall’EBA va a diretto svantaggio della Fondazione che, non avendo più liquidità finanziaria ed essendo indebitata, si presume non potrà partecipare all’aumento di capitale affievolendo così la propria partecipazione e, di conseguenza, il controllo da parte della comunità cittadina.

 Profumo dice che l’aumento di capitale serve per non vendere la banca, ma non dice che l’aumento stesso, in uno stato di debolezza della Fondazione (maggiore azionista MPS con il 34,9% del capitale sociale) potrebbe raggiungere il risultato opposto a quello dichiarato e, quindi, la ‘scalata’ all’Istituto.

  Se in un nostro precedente intervento avevamo evidenziato che la Banca, dopo le disastrose scelte della Deputazione amministratrice della Fondazione, era in mano ad un solo uomo al comando, dopo le ultime delibere assembleari possiamo dire che si va a consolidare un ‘duumvirato’ Profumo-Viola al quale ricondurre poteri strategici per la gestione della Banca. In particolare, la facoltà di cedere rami d’azienda e di nominare i dirigenti potrebbero presentare scenari di cambiamento e di spossessamento del patrimonio aziendale, senza che la Fondazione (e quindi la collettività cittadina) abbia l’autorità di intervenire a protezione della senesità della Banca.

  A conferma di questi timori, che speriamo rimangano solo tali, non si è mai parlato concretamente di azioni di rilancio dell’Istituto in termini commerciali per la salvaguardia occupazionale.

  Infatti, se la Banca avesse possibilità di rilancio e di sviluppo, non sarebbero giustificate le più volte annunciate politiche di riduzione del personale, una delle più pesanti conseguenze che colpirebbe la città.

  Quello a cui assistiamo porta inevitabilmente ad individuare con chiarezza le responsabilità sul piano politico del dissesto complessivo subito dalla comunità cittadina che, prima di individuare chi può accreditarsi a rappresentare la nuova classe politica locale, dovrebbe una volta per tutte comprendere chi non può ripresentare proposte credibili per il governo della città e delle sue principali istituzioni.

Giuseppe Giordano – Coordinatore Movimento Civico Senese